Chissà se alla fine
mi rimborseranno il biglietto
o se invece dovrò rivedere
la stessa noiosa commedia
magari in un altro teatro
ancor più distante dal palco
o di lato vicino al pilastro.
Tu mi guardi il silenzio
con l’aria sorniona
di chi la sa lunga
e invece nonostante le repliche
non è che ne sai più di tanto.
Chissà se alla fine
vorranno mandarmi a riposo
davvero convinti che in fondo
la mia parte l’ho fatta del tutto
o se invece dovrò continuare
proprio dove mi hanno interrotto.
Tu continui a fissarmi in silenzio
con l’aria sicura
di uno bene informato
ma non è che tu sappia poi tanto,
conosci la scena e il soggetto
ricordi battute e copione
eppure hai scordato l’inizio
e non vuoi più accettare il finale.
Resti lì e continui a fissarmi
quasi che t’aspettassi qualcosa
– che so io – un colpo di scena
o magari un ritorno trionfale
proprio tu che più volte mi hai detto
che era solo per il mio bene
se non mi auguravi il successo.
Chissà se alla fine
le mie spalle saranno capaci
di sorreggere il peso degli anni
e le mie gambe tenermi
fino al punto del salto finale.
Ma il tuo viso non cambia espressione
vuoi convincermi di aver la soluzione
come se tu e io non sapessimo
di essere entrambi soltanto riflessi
di una luce filtrata dal nulla.
13 Dicembre 2002