Tra quelli dell’altra parte
ti sembrai il più vicino
mi mostrasti le tue ferite
e cominciasti a ridere.
Tra quelli a te diversi
ti sembrai il meno estraneo
e mi apristi il tuo cuore
continuando a sorridere.
E quando poi scopristi
che anche le mie pene
eran come le tue
ti togliesti ogni velo.
L’inverno lentamente
cominciava a calare
forse venne la neve
ma non potrei giurarci.
Una cosa ricordo
come se fosse ieri
tu continuavi a ridere
quando tornò l’estate.
Il muro di silenzio
finalmente crollato
e riscoprivi il mondo
come fossi rinata.
Ma non eri composta
di regole e di pietra
rincorrevi le nuvole
dando ad ognuna un nome.
Gli altri non lo capivano
né io seppi spiegarlo
e così ti rinchiusero
nella vecchia prigione.
Sentivo la tua voce
udivo i tuoi lamenti
ma non osai spezzare
le catene ai tuoi piedi.
L’inverno successivo
ti trovò di nuovo sola
e il gelo ti penetrò
fino a lambirti il cuore.
Ma fu proprio una nuvola
a darti la salvezza
ti chiamò dal balcone
e ti chiese di raggiungerla.
Da quando sei partita
tutto sembra cambiato
e nessuno sorride
come facevi tu.
Ogni tanto guardo il cielo
ed inseguo le nuvole
ma non so darle un nome
come facevi tu.
14 Dicembre 2002