Incerto tra l’odore di qualcosa
che scioglie lentamente la sua essenza
e il sicuro rifugio dei miei riti
dove nascondermi dalla nostalgia
sospeso tra l’attimo che muore
e il rito salmastro che dà fuoco e sudore
incatenato dal giorno
schiavo delle parole
pallido come miraggio di isola supposta
quasi aquilone e quasi vento
quasi tutto e quasi niente
vedo i miei giorni scorrere a uno a uno
e poi inciampare nella tua esistenza
che ha sì giorni diversi
e forse addirittura un pò più lunghi
ma anche incantevoli paure
che mi ricordano i miei primi passi.
Solleverò il tuo sguardo fino al limite
schiuderò con dolcezza la tua rosa
ma non so se riuscirò a trasmetterti
quel che sentii quando mi partoristi.
A uno a uno cadono i pensieri
si avvicina il silenzio dei ricordi
sale la solitudine del vuoto
e tu mi sfidi con la tua risata
fino al duello che mi vede vinto.
Un giorno il sole diverrà di nebbia
e tu ti troverai là dove sei
sdraiata come polvere di secoli
a costruire pietre con la sabbia.
A volte mi avvelena la paura
a volte la mia voce si fa incerta
a volte il buio ingoia la mia ragione
ma tu sei sempre lì ferma alla soglia
e quello che non dai poi lo pretendi.
Alla fine scompari
e io disorientato dal silenzio
cerco negli altri tracce del tuo passaggio
o un’eco che mi riporti la tua voce
ma ogni volta sconfitto
torno a chiudermi in me
in attesa che tu rifaccia il giorno.
25 Giugno 1996